La Valle del Belìce ha una storia incredibile. Una storia, spesso dimenticata o talvolta fin troppo eccentrica animata da uomini, donne e territori che si confrontano e si scontrano con un paesaggio incredibilmente cangiante. Una storia che si è confrontata con inediti processi e azioni partecipative.

Gli anni Cinquanta hanno segnato fortemente il tessuto sociale di queste popolazioni “depresse” trasformandolo in una vera e propria officina dell’azione, dove la lotta per l’affermazione dei propri diritti era sostenuta da una pratica maieutica di ampio respiro. Fu il sociologo e pedagogista Danilo Dolci a dare un impulso attivo e quegli animi sensibili e  disorientati, succubi dalle norme e dalle burocrazie farraginose del governo regionale e nazionale spingendoli sino al 1967 ad essere i protagonisti della Marcia per la Pace della Sicilia Occidentale.
Una marcia corale, dove in tanti hanno avuto modo di protestare per l’affermazione dei propri diritti: lavoro, pace, legalità, servizi.

Fu il terremoto del ‘68 a mettere in pausa questo processo virtuoso di rinnovamento intrapreso dalla popolazione belicina. Fu sempre lo stesso terremoto ad interrompere quelle speranze che i siciliani del Belìce avevano deposto nel cambiamento e nella forza di sentirsi un’unica comunità. Ma anche sindaci visionari come Ludovico Corrao o Vito Bellafiore, o singoli intellettuali come Lorenzo Barbera, provarono a dare un importante cambio di rotta alle dinamiche complesse della ricostruzione. 

I temi che abbiamo affrontato all’interno della monografia sono quelli legati all’analisi del contesto e del paesaggio belicino ma anche agli aspetti geologici e sismici.
Sono stati analizzati alcuni elementi salienti legati alla geografia umana: come la vita nelle baracche, l’esodo e la nascita delle nuove comunità a seguito del terremoto.
La geografia urbana, è stata indagata come un importante spazio di narrazione legata soprattutto alla fase di trasferimento dei piani urbanistici e la riappropriazione di territori “altri”. La trattazione continua mettendo anche in risalto la voglia di “resilienza” dell’intero territorio e al forte desiderio di riscatto sia dal punto di vista paesaggistico che urbanistico sino all’accettazione delle trasformazioni e cambiamenti messi in atto sul settore dei beni culturali, ambientali e naturali, che hanno anche portato alla nascita della Rete Museale e Naturale Belicina

Una monografia, che seppur scientifica, è agile nei contenuti e nella fruizione, per poter meglio diffonderla ai differenti pubblici andando ad aggiungersi a quella intrigante “letteratura” sulla Valle del Belìce.

Giuseppe Maiorana – Presidente Rete Museale e Naturale Belicina

Si ringraziano: Massimiliano Zane per l’introduzione; gli autori dei testi: Giuseppe Maiorana, Giulia Casamento, Enza Messana, Paolo Madonia, Giuseppe Salluzzo, Mario Mattia; la casa editrice Fondazione Orestiadi; il graphic designer Ninni Scovazzo. La pubblicazione è stata realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura.

Peso 0,60 kg
Dimensioni 1 × 24 × 28 cm

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