I Libri del Griffo: 20 Aprile presentazione “Paesaggi del Belìce” ad Agrigento

I Libri del Griffo: 20 Aprile presentazione “Paesaggi del Belìce” ad Agrigento

I Libri del Griffo: 20 Aprile presentazione “Paesaggi del Belìce” ad Agrigento 1118 1600 Rete Museale e Naturale Belicina

AGRIGENTO. Secondo appuntamento per la nuova rassegna del museo archeologico Griffo ad Agrigento: domani (giovedì 20 aprile) alle 17.30 in sala Fazello al Museo, sarà presentato “Paesaggi del Belìce. Gli anni del prima e post terremoto fino ai nostri giorni” a cura di Giuseppe Maiorana e della Rete museale e naturale belicina (Fondazione Orestiadi), racconto corale della Valle del Belìce che racchiude in un’unica cornice i 25 siti (musei, riserve naturali, parchi archeologici e luoghi della cultura) aderenti alla Rete; ma è anche un racconto di comunità, un affresco spesso dimenticato di una storia eccentrica animata da uomini, donne e territori che si confrontano e si scontrano con un paesaggio aspro e morbido insieme, che si è rivoltato loro contro.

Il Belice ovvero un pezzo, più pezzi di storia: dagli anni ‘50 quando le popolazioni “depresse”, disorientate da improbabili meccanismi burocratici farraginosi, vennero coinvolte nella lotta per l’affermazione dei diritti, sostenuta dal sociologo e pedagogista Danilo Dolci; lotta che sboccò nel 1967 nella corale Marcia per la Pace della Sicilia Occidentale. Poi la terra tremò, il sisma del 1968 azzerò ogni cosa, interruppe lavoro, ribellione, rivalsa, speranze di cambiamento.

Ci furono sindaci visionari come Ludovico Corrao o Vito Bellafiore, o singoli intellettuali come Lorenzo Barbera, che provarono a dare un importante cambio di rotta alle dinamiche complesse della ricostruzione. Il volume – a cui hanno contribuito Giuseppe Maiorana, presidente della Rete museale e naturale belicina; Giulia Casamento, Enza Messana, Paolo Madonia, Giuseppe Salluzzo, Mario Mattia – analizza il contesto del paesaggio belicino ma anche agli aspetti geologici e sismici; recupera momenti storici – la vita nelle baracche, l’esodo e la nascita delle nuove comunità dopo il terremoto -; racconta la “resilienza” di un intero territorio e il forte desiderio di riscatto sia dal punto di vista paesaggistico che urbanistico. Tutti elementi che hanno anche portato alla nascita della Rete museale e naturale belicina.

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